Svezzamento: uno sguardo psicologico

Pubblicato da Giulia Marucchi il

Lo svezzamento è un’importante fase della crescita non soltanto fisica ma anche psicologica del bambino. Iniziare al meglio questa esperienza è il modo migliore per gettare le basi per una futura sana condotta alimentare.

Svezzamento: non solo “quanto” ma soprattutto “come”

Quando i genitori si trovano alle prese con lo svezzamento i timori e i dubbi sono sempre presenti. Spesso però queste paure riguardano perlopiù la quantità del cibo che il bambino è disposto a mangiare. Tralasciando invece il “come” il bambino arriva alla tavola. Ecco alcuni aspetti importanti da considerare.

Il primo riguarda l’interesse del bambino verso i solidi. E’ infatti importante che il bambino abbia un ruolo attivo in questa nuova impresa e non passivo. Il bambino quindi deve essere abbastanza maturo per potersi approcciare attivamente alla tavola. L’organizzazione Mondiale della Sanità invita ad iniziare l’introduzione dei cibi solidi non prima del sesto mese di vita compiuto. I genitori inoltre possono osservare e cogliere nel loro bambino i segnali che indicano che è arrivato il momento di proporre i solidi.

Il bambino sa stare seduto bene da solo. Ha perso il riflesso di estrusione della lingua. E’ in grado di afferrare e portarsi gli oggetti alla bocca, mostra interesse per il cibo.

Un bambino attivo a tavola significa meno frustrazione sia per lui che per i genitori.

I cibi veri

Ulteriore e decisivo aspetto per nutrire non solo il corpo ma anche la mente del bambino è la proposta di cibi “veri”. I cibi della propria tavola che presentano una grande varietà di caratteristiche. Evitando poltiglie senza consistenza, con odori neutri, un gusto monotono e privo di informazioni sensoriali. Non solo sapori e odori ma anche colori, consistenze, temperature e stagionalità. Il bambino ha bisogno di affondare tutti i suoi sensi in questa nuova esperienza. Ogni differenza percepita per lui è conoscenza e costruzione di un sapere che lo guiderà nella scelta e nella preferenza future dei cibi. Oltre ai sensi poi l’introduzione dei cibi solidi rappresenta un’opportunità per sviluppare manualità e coordinazione. E’ importantissimo lasciare al bambino la possibilità di maneggiare direttamente il cibo. Successivamente le posate e quanto più questa esperienza gli sarà concessa tanto prima imparerà a destreggiarsi a tavola.

Un altro aspetto molto importante che riguarda il “come” viene affrontato lo svezzamento è quello della convivialità. Il bambino deve essere introdotto alla tavola della famiglia e poter mangiare insiemeai famigliari e non prima o dopo da solo. Questo gli darà modo di osservare, imitare e apprendere, nonché di gioire nello stare assieme e condividere il cibo.

Gli investimenti emotivi che pregiudicano lo svezzamento

Troppo spesso i genitori sono portati ad investire il cibo di emozioni, veicolando così messaggi a volte controproducenti, vediamone alcuni esempi:

Premi, punizioni e ricatti. Chi tende ad utilizzare questo tipo di strumento? Il genitore alle prese con un bambino che fatica a mangiare il cibo che gli si propone. Le punizioni, i premi e i ricatti però servono solo a far fare al bambino quello che il genitore vuole. Senza alcun apporto educativo che deve invece passare attraverso una co-costruzione dell’esperienza.

“se non mangi vai a letto senza cena/se mangi ti faccio vedere i cartoni”

  • Ricatto emotivo. Questo strumento manipolativo ha un messaggio implicito molto forte sull’affetto del genitore verso il bambino. Il bambino per ricevere l’amore genitoriale si adegua alle richieste perdendo contatto con il proprio sentire.

“mangia tutta la pappa che la mamma ti vuole bene”

  • Negazione del sentire: il messaggio veicolato è che il proprio sentire è sbagliato a differenza di quello corretto imposto dal genitore. La ripetizione continua di questa modalità relazionale porterà il bambino alla perdita della fiducia in se stesso e nelle proprie sensazioni, considerate non affidabili.

“non ti piace? ma cosa dici è buonissimo, te l’ha preparato la mamma!”

  • Inganno: mentire al bambino riguardo a quello che si è cucinato lo porterà a diffidare delle sue percezioni o degli altri. Veicolando inoltre il messaggio che per raggiungere un fine sarà consentito ogni mezzo. 

Una modalità per evitare questi investimenti emotivi invece è quella di interagire con il bambino che si approccia alla tavola. Come? Attraverso l’uso delle domande(ti piace? sei sazio? ne vuoi ancora?) permettendo così al bambino di focalizzarsi sul proprio sentire, comprenderlo e comunicarlo in un clima di accoglienza e rispetto.

Le basi per un buon svezzamento cominciano nella pancia della mamma

L’introduzione dei cibi solidi è un lungo processo che affonda le sue radici già nelle prime settimane di gestazione. La relazione tra feto e il mondo esterno mediata dalla mamma riguarda infatti anche l’alimentazione. La percezione del gusto si rileva già intorno all’ottava settimana di gravidanza e permette al feto di sperimentare i sapori materni attraverso il liquido amniotico. Questi sapori andranno a creare una memoria che sarà poi rinforzata nella relazione di allattamento. Durante l’allattamento infatti i sapori della cucina di casa giungono al bambino attraverso il latte materno. Lo predispongono, una volta pronto ad introdurre gli alimenti, a ricercare i sapori già esperiti attraverso la madre. 

Dall’ allattamento allo svezzamento: una prospettiva relazionale

Lo svezzamento è un passaggio importante perchè rappresenta un cambiamento nella relazione mamma/bambino. Il bambino che prima si nutriva solo attraverso la madre, volge il suo sguardo verso il mondo: lo assaggia, lo ingoia e se ne ciba.

Come ogni processo biologico ha dei tempi lunghi e un andamento a spirale dove la progressione e la regressione si alternano nel suo evolversi. I tempi lunghi e lenti favoriscono un adattamento sia fisico che psichico per mamma e bambino. Il corpo del bambino deve adattarsi alla digestione, assimilazione ed espulsione del nuovo alimento. Mentre la sua psiche deve scoprire il sapore dell’autonomia mischiato al retrogusto di rassicurazione.

I cambiamenti nel corpo della madre

Anche il corpo della madre deve adattarsi alla novità calibrando la produzione di latte alle nuove richieste. La sua mente deve abbandonare quel sentire di onnipotenza che il nutrire suo figlio le regalava. Questa transizione crea emozioni ambivalenti nella madre che da un lato gioisce per i traguardi raggiunti e incita il bambino nella nuova attività. Mentre dall’altro un velo malinconico la avvolge. Questa ambivalenza non solo è fisiologica ma anche auspicabile. Si incastra, infatti, con i bisogni di autonomia e dipendenza del bambino, con la sua curiosità e il suo bisogno di rassicurazione.

Forse molte difficoltà dipendono proprio dalla parola “svezzamento” che significa “togliere il vezzo”, dalla sensazione che da un momento all’altro tutto debba cambiare. Il latte/madre sembra perdere le sue proprietà e dover essere rimpiazzato alla svelta da qualcos’altro. Latte che fino a quel momento ha nutrito esclusivamente il bambino, accompagnandolo nei mesi più impegnativi della sua crescita.

Una terminologia più consona è invece “alimentazione complementare”. Tale definizione rimanda ad una integrazione graduale che completa l’alimentazione del bambino. (Ricordiamoci che fino all’anno di età l’80% del fabbisogno alimentare è soddisfatto dal latte materno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di proseguire l’allattamento almeno fino ai primi due anni di vita del bambino).

Quali le coordinate per una sana esperienza di svezzamento:

Quali sono dunque le coordinate per sperimentare al meglio questo processo di transizione? Ne bastano tre!

  •  La fiducia: fiducia nelle competenze del bambino che fino a questo momento, attraverso l’allattamento a richiesta, ha mostrato la capacità di saper segnalare il suo bisogno di alimentarsi facendovi fronte attraverso i meccanismi innati di fame e sazietà ai quali si aggiungeranno le preferenze per i sapori e le consistenze. Fiducia nelle competenze genitoriali che fino a quel momento hanno saputo cogliere i segnali del bambino, rispettandone ritmi e richieste. Fiducia nella diade genitore/bambino che saprà trovare il suo equilibrio specifico attraverso prove, fallimenti, cambiamenti… 
  • Le aspettative: come abbiamo detto il processo che porta il bambino verso i cibi solidi è lungo e fatto di continui avanzamenti e regressioni. Un giorno mangio tutto, un giorno non mangio niente. Nessun evento biologico ha un andamento di progressione lineare. Aspettative poco realistiche possono generare forti frustrazioni nei genitori e il ricorso a stratagemmi inappropriati. Importante è invece che né il bambino né i genitori perdano mai il sorriso. Lo svezzamento deve contenere gioia, curiosità ed entusiasmo per tutti i partecipanti. 
  • Le priorità: appurato che il latte rimarrà l’alimento principale fino almeno all’anno di vita e che l’alimentazione sana è un principio della famiglia, le preoccupazioni sul “quanto” e sul “cosa” si possono dissolvere e l’attenzione si sposta sulle priorità (questo spostamento di focus è molto utile nel rendere piacevole lo svezzamento). Stimolazione sensoriale attraverso il cibo, manipolazione e coordinazione, convivialità. 

Lo svezzamento si pone dunque come un momento importante per gettare le basi per una appropriata condotta alimentare cosicché il  “come” si svolgerà questa esperienza influenzerà la futura relazione che il bambino avrà con il cibo. 

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Giulia Marucchi

Giulia Marucchi psicologa clinica specializzata in psicologia alimentare e psicologia perinatale. Insegnante massaggio infantile e peercounsellor in allattamento.

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