Peso ideale.. l’obiettivo di una vita

Pubblicato da Stefano Torroni il

L’obiettivo di molte persone è quello di raggiungere il proprio peso ideale, ossia un indice di massa corporea che risulti in linea con la propria fisicità e che sia indicativo di un buono stato di salute. Il calcolo del peso ideale infatti non è importante solo per motivi prettamente estetici ma anche e soprattutto per il benessere fisico di una persona. Attraverso questo parametro possiamo capire se il nostro peso è nella norma, se dovremmo cercare di perdere peso o al contrario di ingrassare.

I pazienti che risultano sovrappeso non dovrebbero preoccuparsene solo per una questione estetica, ma soprattutto perché in questo stato rischiano di soffrire di patologie anche molto serie. Lo stesso discorso si può fare per coloro che risultano sottopeso. Ecco perché è così importante cercare di raggiungere e mantenere il proprio peso ideale: perché questo è un indice del fatto che siamo in buona salute.

Raggiungere e mantenere un peso accettabile significa, oggi più che mai, proteggere il proprio corpo da numerose patologie legate al benessere (malattie cardiocircolatorie, alcune forme tumorali, diabete ed altre patologie minori).

Il rischio di sviluppare tali malattie è direttamente proporzionale allo scarto esistente tra il proprio peso e quello ideale.  Allontanarsi troppo dal peso forma può avere serie ripercussioni anche dal punto di vista psicologico (alterazione della personalità, scarsa autostima, isolamento sociale ecc.), abbassando ulteriormente la qualità della vita.

Sono stati messi a punto diversi metodi per il calcolo del peso ideale, che considerano diversi parametri. La sfida maggiore consiste nel mantenere il proprio peso ideale: sono tutti capaci di perdere qualche chilo, ma solo poche persone riescono a raggiungere il giusto equilibrio.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE CALCOLARLO?

È importante calcolare il proprio peso ideale perché questo parametro è un indice del nostro stato di salute. Una volta che l’abbiamo calcolato, sappiamo quale dovrebbe essere il nostro peso e possiamo regolarci di conseguenza, in modo tale da prevenire patologie anche molto serie.

Attenzione, però, perché anche un’eccessiva magrezza può portare a degli scompensi e a problemi di salute importanti quindi non deve essere sottovalutata nemmeno questa!

Il peso ideale varia da persona a persona, non si tratta di una questione estetica bensì di salute.

Essere in sovrappeso aumenta il rischio di mortalità (è la quinta causa di morte secondo uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

Quando parliamo di peso ideale, erroneamente spesso si pensa che dipenda dal rapporto peso ed altezza. Corretto invece è pensare al rapporto fra massa grassa e massa magra (BMI) che si calcola come rapporto fra il peso della persona ed il quadrato della sua altezza.

Per calcolare il peso ideale esistono diversi metodi, ma non tutti sono considerati ugualmente validi oggi. Quello più attendibile e consigliato anche da medici e nutrizionisti è sicuramente il BMI (o IMC in italiano) che altro non è che l’Indice di Massa Corporea. Questo indica le quantità di depositi lipidici presenti in ogni soggetto: più alto è quindi il valore che si ottiene e più massa grassa è presente nel proprio corpo.

L’Indice di Massa Corporea negli adulti prevede un calcolo piuttosto semplice, che possiamo fare anche a casa senza la necessità di strumenti specifici e quindi completamente gratis. Basta dividere il peso corporeo espresso in Kg per l’altezza espressa in metri ed elevata al quadrato. Facciamo un esempio per chiarire meglio il calcolo: una persona che pesa 80 Kg ed è alta 1,70 metri ha un BMI pari a 27,7. Ma cosa significa questo numero? Per interpretarlo bisogna fare riferimento ai seguenti  parametri:

  • IMC inferiore a 16,5: magrezza grave;
  • IMC compreso tra 16 e 18,5: sottopeso;
  • IMC compreso tra 18,5 e 25: normopeso;
  • IMC compreso tra 25 e 30: sovrappeso;
  • IMC compreso tra 30 e 40: obesità di medio grado;
  • IMC superiore a 40: obesità grave.

E IL PESO IDEALE NEI BAMBINI?

L’obesità infantile in Italia è purtroppo molto presente. Negli ultimi anni si riscontra un aumento esponenziale del numero e un bambino obeso sarà un adulto obeso che incontrerà difficoltà maggiori a dimagrire.
Quindi è fondamentale curare fin da subito la sua alimentazione ed abituarlo a svolgere una adeguata attività fisica. I valori che abbiamo appena visto rappresentano un punto di riferimento esclusivamente per gli adulti. Nell’infanzia e nell’adolescenza non si fa riferimento a questi valori perché il BMI risulta estremamente variabile in base a diversi fattori tra cui sesso ed età. Per questo motivo, anziché considerare dei valori assoluti, per i bambini solitamente si utilizzano le tabelle dei percentili che permettono di avere dei range di riferimento più ampi.

Per interpretare tali risultati si può fare riferimento a questi valori:

Percentile inferiore al 5°: sottopeso;

Percentile compreso tra il 5° e l’85°: normopeso;

Percentile compreso tra l’85° e il 95°: rischio di sovrappeso;

Percentile superiore al 95°: sovrappeso.

QUAL E’ IL PESO FORMA PER UNA DONNA?

Per una donna ad esempio questo valore dovrebbe essere intorno a 20-22 e senza accumuli di grasso a livello dell’addome.
Con la menopausa diventa più difficile per una donna mantenere il peso ideale a causa delle variazioni ormonali che l’organismo deve affrontare. Diventa necessario quindi in questa fase aumentare la propria massa muscolare che stimola il metabolismo. Importantissimo quindi introdurre fra le proprie abitudini un’attività fisica adeguata e sostenuta.

Visualizza immagine di origine

CIBO ED EMOZIONI                                                                          

Il cibo viene utilizzato spesso per sedare emozioni che abbiamo paura di non riuscire a gestire o che giudichiamo impropriamente in modo negativo.

Il dolce rappresenta quindi il modo che utilizziamo per cercare di “addolcire” quegli aspetti di noi che non amiamo. La rabbia, ad esempio, è una di quelle emozioni che viene spesso classificata in modo negativo, perché reputata come minacciosa e difficile da gestire.

Da bambini sarà capitato a tutti di provare rabbia, ma nel tentativo di esprimerla potremmo aver ricevuto come risposta un rifiuto. La conseguenza è che questo rifiuto genererà in noi un bisogno che dovrà essere compensato da qualcosa di esterno.

Lo stomaco, oltre ad essere il filtro emozionale del nostro corpo, è l’organo attraverso il quale continuiamo il processo di digestione degli alimenti ingeriti ed è associato al sentimento di rifiuto.

Per cui, rifiutare le nostre emozioni ci predisporrà necessariamente a sentirci carenti in qualcosa e quindi bisognosi di ricevere dall’esterno la nostra dose di nutrimento.

Il senso di fame e la tensione emotiva vengono spesso confuse proprio perché non ci permettiamo di ascoltarci, infatti nella maggior parte dei casi reagiamo in modo meccanico.

La fame non si manifesta in modo improvviso, cosa che invece succede se tentiamo di controllare le emozioni attraverso il cibo, manifestando così una fame compulsiva.

Se il desiderio impellente di un dolce rappresenta il nostro sedativo per la parte più infantile di noi che vorrebbe essere rassicurata ed accudita dall’altro, il bisogno di cibi salati è espressione della paura che abbiamo di farci carico in pieno di noi stessi, perché ci sentiamo insicuri di vivere secondo la nostra natura.

Il rapporto che ognuno ha con il cibo fin da piccolo, è carico di componenti psicologiche ed affettive del tutto personali che possono facilitare o interferire con una sana alimentazione.

Desiderio, piacere, soddisfazione … ma anche cautela, timore, diffidenza, rifiuto, sono le componenti in gioco nell’ alimentazione, che spesso si alternano nella stessa persona. Il rapporto con il cibo, quindi, è l’ espressione di un appetito che non si limita a soddisfare la fame, ma coinvolge gli impulsi più istintivi e vitali della vita affettiva.

A chi di noi non è mai capitato di gradire un cibo che rievoca un momento particolarmente piacevole e di rifiutarne uno che è invece  associato ad un ricordo non troppo felice? Quante volte ci siamo seduti a tavola spinti da un reale senso di fame?

E quante altre invece lo abbiamo fatto solo perché  attratti da un profumo piacevole o da un piatto invitante? Questo succede perché c’è uno stretto rapporto tra  CIBO ed EMOZIONI.

E’ opinione comune che il bisogno di mangiare, LA FAME, nasce da un normale meccanismo fisiologico, interno all’ organismo teso a ridurre lo stato di tensione ed a ripristinare l’omeostasi. Tuttavia, accanto a questo meccanismo, ce n’è un altro, che, a livello cerebrale, è chiamato  circuito dopaminergico e può essere attivato anche alla sola vista del cibo o al pensiero di un cibo a noi particolarmente gradito, sia esso un cibo sano o meno.

Quindi  molte persone si ritrovano a mangiare per procurarsi piacere, per calmare uno stato d’ ansia, per trovare un momento di tranquillità tra gli stress quotidiani, per abitudine, per colmare la propria solitudine e il senso di vuoto, per socializzare e stare insieme.

I problemi alimentari, spesso, si manifestano come pulsioni incontrollate verso cibi  che determinano: un accrescimento delle più comuni  “intolleranze alimentari” , un calo del livello energetico, sintomi depressivi, un abbassamento della qualità della vita.

In alcuni casi, tali problemi sono più complessi portando ad intolleranze generalizzate, obesità, anoressia, bulimia e ortoressia,  (ossessione per i cibi giusti) e drankoressia (cibo insieme ad alcool) : i disturbi alimentari. Il primo segnale dell’ evoluzione negativa di un atteggiamento alimentare è dato dal cambiamento del carattere e del comportamento generale della persona.             

Le persone che soffrono di disturbi alimentari  mangiano per ragioni diverse da quelle della fame fisica (ad esempio se sono stanche, stressate o tristi). Mangiano irregolarmente e caoticamente, a volte saltano il pasto o digiunano, a volte mangiano troppo e a volte seguono una dieta. Inoltre soffrono per la difficile relazione che hanno con il cibo, ma non riescono a cambiare il proprio atteggiamento. 

Questo significa che la mente interferisce con il cibo. Sono, quindi, persone che vedono alterato il proprio corpo o parti di esso e la percezione di un’ immagine di sé “grossa e sgradevole” è così intensa che  la credono reale e fanno il possibile per migliorarla.  Il cibo diventa così un mezzo per comunicare DISAGIO e TRISTEZZA. In definita, la mancanza di fiducia ed il bisogno di sicurezza che non sappiamo ricercare dentro di noi, ci spingono a cercare gratificazioni e conferme esterne, senza le quali abbiamo paura di non poter vivere.

Ma finché il cibo rappresenta il mezzo attraverso il quale spegnere quelle parti di noi per le quali siamo stati rifiutati e che non ci siamo mai concessi di vivere, ci perderemo la sorpresa di scoprire che possiamo imparare a nutrirci anche dall’interno, cambiando il modo di vedere noi stessi.

CONCLUSIONI

È necessario sfatare il mito secondo cui l’ultima dieta modaiola ti aiuterà a raggiungere il tuo peso ideale. Una dieta di per sé non è sufficiente. Se vuoi raggiungere, ma soprattutto mantenere il tuo peso ideale devi adottare un approccio più completo, che preveda un intervento multidisciplinare e che parta dalla tua testa e solo successivamente intacchi la tua alimentazione e la tua attività fisica.

Risultato immagine per cibo ed emozioni

Iscriviti al nostro blog per rimanere aggiornato sulla psicologia dell’alimentazione e ricevere informazioni sulle nostre attività come ad esempio il festival l’emozione vien mangiando

* i campi contrassegnati con asterisco sono obbligatori
Possiamo contattarti via email? Ti chiediamo ulteriormente il consenso perchè ci siamo adeguati alla nuova normativa sulla privacy GDPR 😉 leggi la pagina privacy policy sul nostro sito *
Il tuo interesse è personale o professionale?

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Dalle Grave R. Linee guida NICE 2017 per i disturbi dell’alimentazione: la CBT-ED è raccomandata per tutti i disturbi dell’alimentazione e per tutte le età (2018).  Emozioni e Cibo.

Dalle Grave, R. (2016). Prevenire l’obesità e i disturbi dell’alimentazione negli adolescentiEmozioni e Cibo.

Dalle Grave  R. Food addiction: Un concetto di limitata validità e utilità clinica. (2018). Alimentazione, Prevenzione & Benessere.

Galimberti Damiano, La dieta comportamentale, Xenia, Milano 2005

Harper Bob, Le regole per dimagrire, TEA, Milano, 2013

Mariani Costantini A., Cannella C., Tomassi G., Alimentazione e nutrizione umana, Il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2006.

Ruocco R, Andrioli Stagno R, Ballardini D, Cotugno A, Dalla Ragione L, Dalle Grave R, Del Toma E, Emanuele A, Galanti G, Galeffi V, Giacomini D, Gravina G, Iacopini P, Monteleone P, Pezzana A, Romano G, Santonastaso P, Trabace R, Vincenzi M (2017). Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione. Quaderni del Ministero della Salute n 29.

Taboni F., Zanetti N., Dimagrire e vivere in salute, Tecniche nuove, Milano, 2010



Stefano Torroni

Psicologo Clinico specializzato in Psicologo dello Sport e Psicologia Alimentare. Esperto in tecniche di rilassamento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *