Diabete e cambiamento alimentare: aspetti psicologici ed emotivi

Pubblicato da Martina Deidda il

La comparsa del diabetecomporta vari cambiamenti in tanti aspetti della vita di una persona: le abitudini alimentari, il lavoro e i rapporti sociali. Introducendo una nuova gestione della propria vita e della malattia a causa dei frequenti controlli glicemici, esami del sangue periodici o alcuni approfondimenti.

La diagnosi di diabete e l’inizio di una nuova vita

Dopo la diagnosi di una malattia cronica, come il diabete, è importante che si trovino dei modi per conquistare uno sguardo lucido sulla malattia. Per far in modo che essa non esaurisca la definizione dell’identità di una persona. E perchè non finisca con il dominare la vita della famiglia in cui l’individuo è inserito. 

La sfida più importante e difficile, aggiungo io, è quella di riconoscere l’importanza della malattia. Controllare quel che è possibile controllare, accettare ciò che va oltre la capacità o possibilità di un controllo e adattarsi a convivere con essa. E’ quindi necessario trovare dei modi per “mettere la il dianete al suo posto”.

Le persone riescono meglio ad affrontare la malattia, o a gestire lo stress che questa comporta quando:

  • la malattia viene identificata e si affrontano le difficoltà connesse al trattamento;
  • e quando si offre un aiuto per la risoluzione dei problemi che emergono durante quei periodi in cui si prevedono maggiori complicazioni.

Uno degli aspetti importanti è quello di avere informazioni chiave su cosa è e come si comporta la malattia. Perché questo permette una maggior gestione della stessa ma anche di sentirsi più sereni e tranquilli.

Uno dei tanti cambiamenti: l’alimentazione

Per quanto riguarda i vari cambiamenti nella vita di una persona, in questo articolo vorrei soffermarmi soprattutto su quello che avviene nell’alimentazione. Questo, per la maggior parte delle persone, può essere vissuto come un grande cambiamento. La percezione del cibo cambia, non viene più vissuto come prima tanto che si è persino sviluppato un nuovo disturbo alimentare. La Diabulimia (creata dall’insieme della parola Diabete e Bulimia). Le persone riducono o evitano di somministrare le dosi di insulina per dimagrire con gravi conseguenze per la salute.

Per un buon trattamento del diabete i fattori psicosociali hanno un ruolo importante nella gestione della malattia stessa. La base di tale gestione risiede anche nell’improntare un nuovo stile alimentare. 

Come si vive il cambiamento?

Per poter scrivere al meglio questa parte ho voluto domandare ad alcuni “colleghi” diabetici come hanno vissuto tale cambiamento. Ho domandato nei gruppi di cui faccio parte su Facebook. (Portale diabete,Tutti i diabetici uniti in rete e Donna&Diabete, i quali ringrazio profondamente per le loro risposte). Volevo sapere come hanno vissuto il cambiamento, soprattutto dal punto di vista dell’alimentazione.

In tanti hanno sostenuto che il rapporto con il cibo sia cambiato. Prima non davano peso a cosa assumevano, alle quantità e ai loro componenti. Ma con l’arrivo del diabete questo è cambiato.

  • Per molti il cibo o il mettersi a tavola è un qualcosa che eviterebbero volentieri o potrebbe provocare ansia e sensi di colpa.
  • Per altri il cibo, dopo  la diagnosi, ha un sapore diverso. Meno appetitoso, e non viene più visto come un piacere ma come un dovere per far fronte ad un altro giorno con la malattia.
  • Altri ancora sono divisi tra i pensieri “Fregatene per una volta” al “chissà quanto influiranno i grassi…”.
  • Però, di contro, c’è chi nella piena consapevolezza ha per così dire “studiato” la digestione. Ha studiato l’assorbimento dei vari macro e micro nutrienti.
  • Effettua la conta dei carboidrati. Permettondogli di avere una maggiore e migliore gestione della malattia, della propria vita e degli aspetti emotivi che tutto ciò comporta. 
  • Ci sono anche alcune persone che hanno preso gli aspetti positivi di ciò che comporta questa condizione. Fare più sport, mangiare sano, dare un significato diverso allo sgarro, godersi maggiormente e più lentamente il cibo durante i pasti.

Infatti, l’organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che lo sviluppo dell’Empowerment, un set di comportamenti autodeterminanti basati sui bisogni del paziente di sviluppare autonomia e competenza nella gestione della propria salute, sia una componente chiave utile per la gestione della malattia nel migliore dei modi.

Quando tutto ci sembra confuso e molto più grande di noi è importante ammetterlo con sé stessi e farsi aiutare da uno specialista, come lo psicologo alimentare, per il sostegno psicologico e per l’individuazione delle strategie adeguate per affrontare il cambiamento in modo positivo.

Stiamo organizzando un festival della Psicologia Alimentare, per informarti sulle atività clicca qui


Martina Deidda

Martina Deidda psicologa specializzata nei disturbi dell'apprendimento e nella psicologia alimentare

2 commenti

Anna Maria · Marzo 26, 2019 alle 4:10 pm

Dottoressa grazie dei suoi aiuti,io diabete 2 ho molta difficoltà con l’alimentazione a giorni quando sto giù o stressata ho una fame che diventa più forte della paura stessa della malattia,nn so come comportarmi,sn dimagrita all’inizio della terapia ma ora ho ripreso il peso e sn obesa,mi potresti aiutare,la ringrazio e buon lavoro

    Martina Deidda · Marzo 28, 2019 alle 12:16 pm

    Salve sign.ra, le ho scritto in privato all’email che ha segnalato quando ha commentato.

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