COMFORT FOOD: un connubio tra pietanze ed emozioni

Pubblicato da Alessia Medaglia il

“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla?”.

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

Grazie alla sottile descrizione di Marcel Proust (già nel 1911), in questo piccolo estratto di libro possiamo farci una chiara idea del significato di “comfort food”. Il cibo che coccola, che conforta, che consola. Il passato irrompe nel presente con una modalità piuttosto inaspettata: attraverso alcune briciole immerse in una tazza bollente di tè. Gusto e olfatto riportano alla memoria sensazioni che il nostro cervello aveva immagazzinato sin dall’infanzia o, addirittura, già nel grembo materno.

Si tratta di determinati alimenti che ci pervadono di piacere nell’istante stesso in cui li consumiamo, ci regalano una sensazione di benessere e, come per magia, riescono a spazzare via i pensieri negativi migliorando improvvisamente il nostro stato d’animo.

Comfort food: il cibo nella prima infanzia.

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L’aggettivo inglese “comfort”, che entra in scena con gli Americani a partire dagli anni ’70, può assumere svariati significati: confortare, placare, lenire, alleviare, consolare, coccolare.

Il cibo, in questo caso, viene utilizzato, non come strumento in grado di soddisfare un bisogno fisiologico, bensì, un bisogno emotivo. Sapori, profumi, colori, emozioni che ci riportano al passato, alla nostra infanzia, che spesso richiamano alla memoria ricordi piacevoli o persone significative che hanno accompagnato la nostra vita. Non a caso mi viene in mente l’odore piacevole e confortante del ragù della nonna, tipico di quelle domeniche d’infanzia trascorse in famiglia in armonia, quando la vita aveva ancora il sapore della leggerezza.

D’altra parte l’origine del comfort food, risiede proprio in quel potere calmante e confortante che il nutrimento assume sin dalla primissima infanzia, quando essere tenuti in braccio e nutriti rappresentava un’esperienza di conforto, poiché, mentre venivamo sfamati, allo stesso tempo, eravamo accarezzati, coccolati e rassicurati.

Donald Winnicott (psicoanalista), direbbe che il bambino da solo non esiste, perché senza la presenza di un adulto che si prenda cura di lui, sarebbe destinato a morire. È naturale che il prendersi cura fa riferimento al primo atto d’amore in assoluto costituito dall’allattamento (naturale e artificiale).

Ma cosa è cambiato dall’infanzia all’età adulta?

Certamente abbiamo bisogni fisici ed emotivi molto più complessi rispetto ad allora. Se prima bastava sapere, sentire che c’era qualcuno pronto a prendersi cura di noi, a provvedere alla nostra sopravvivenza, oggi non è più così semplice, in quanto, siamo diventati partecipanti attivi, con tutto ciò che questo comporta. Così ci lasciamo spesso sopraffare dalle nostre emozioni (ansia, stress, rabbia, tristezza ecc.) e ci consoliamo con il nostro adorato “comfort food”.

Mangiamo le nostre emozioni per non sentire ciò che ci turba. Attraverso il cibo, ci rifugiamo nel passato e nella spensieratezza di un momento felice, costruendoci l’illusione di essere ancora al sicuro.

Quali sono gli effetti posistivi e negativi del "comfort food"?

Positivi:

  • Migliorano il nostro umore nell’immediato
  • Ci forniscono la sensazione di essere al sicuro
  • Ci fanno sentire coccolati
  • Spesso ci riportano a momenti spensierati della nostra infanzia

Negativi:

  • Possibili squilibri a livello nutrizionale
  • Aumento del peso corporeo
  • Insoddisfazione e sensi di colpa
  • Maggiore fonte di stress

Possiamo notare come la combinazione di aspetti fisiologici e psicologici sia in grado di influenzare in modo rilevante il nostro comportamento alimentare. È importante sottolineare che se ci abituiamo a reagire ad un qualsiasi tipo di emozione attraverso il cibo, a lungo andare, questa abitudine potrebbe radicarsi in noi fino a divenire un automatismo che si attiverà in maniera inconscia.

OK al comfort food come momento di coccole ma ATTENZIONE a non trasformarlo in abitudine.

I cosìddetti “emotional eaters” o “mangiatori emotivi” si ritroveranno in sovrappeso senza però riuscire a beneficiare di una dieta, in quanto, il loro problema non deriva da una mancata educazione alimentare, quanto piuttosto da una difficoltà di gestione delle emozioni che vengono ripetutamente affrontate col cibo.

In questi casi, un percorso mirato alla gestione degli stati emotivi e del peso corporeo rappresenta il miglior modo per esplorare i vissuti emotivi legati all’alimentazione e per imparare a gestirli con consapevolezza.

Curiosità

Lo sapevate che l’esercito americano (US Army) prepara per i suoi soldati impegnati in missioni all’estero, i cibi maggiormente considerati comfort foods allo scopo di fornire loro un conforto per alleviare lo stress in situazioni pericolose dove sono costretti per periodi lunghi a stare lontano dalla famiglia?

Tutti noi abbiamo il nostro comfort food, (il ragù della nonna, le lasagne della mamma, la classica torta di mele ecc. ecc.). Vuoi dirci qual è il tuo???


Alessia Medaglia

Dott.ssa Alessia Medaglia - Psicologa - Esperta in Psicologia Alimentare

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