L’alimentazione consapevole

Pubblicato da Mara Pavanel il

Vi siete mai sentiti con colpa per aver mangiato il vostro cibi preferito? Quando mangiate fate altro (lavorate, leggete, guardate la tv o il telefono…)? Fate fatica a capire quando avete fame o quando siete sazi? Avete una condizione che vi costringe a stare sempre attenti a ciò che mangiate (diabete, allergie…)? Se la risposta è sì, questo articolo può fare per voi.

Cosa si intende per alimentazione consapevole?

L’alimentazione consapevole o Mindful Eating, è l’applicazione della Mindfulness all’atto di mangiare.

La Mindfulness, a sua volta, è definita come il “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, al momento presente e in modo non giudicante” (J. Kabat-Zinn, 1994). In altre parole, rappresenta un particolare stato mentale che può essere applicato a moltissime attività, non ultima l’alimentazione.

Per comprendere meglio, dobbiamo considerare che la nostra mente funziona in un modo particolare: tende naturalmente a vagare tra passato e futuro, tra ciò che è stato e ciò che ancora deve essere, molto raramente è concentrata sul momento attuale, che è l’unico che stiamo davvero vivendo.

Questo modo di funzionare è esasperato dalla nostra società così frenetica che spesso ci porta a consumare i nostri pasti di fretta, magari davanti alla tv e in piedi, pensando agli impegni che ci aspettano o alle cose che abbiamo fatto.

Inoltre, siamo costantemente bombardati da informazioni nutrizionali, su ciò che è giusto o sbagliato mangiare, ci viene detto che alcuni cibi sono cattivi e quindi proibiti ma, ahimè, sono proprio quelli molto appetitosi; altri, invece, ci sono concessi perché ci fanno bene, ma non sono molto attraenti.

Mangiare bene, in questa ottica, significa “togliere”: togliere grassi, zuccheri, gusto. Pur nella sua opulenza e grande disponibilità di cibo, la nostra società ci insegna che mangiare per piacere è sbagliato, che non ci possiamo fidare del nostro corpo perché, se lo lasciamo libero di decidere, finirà per farci esagerare (E. Satter, 2018).

Perché la Mindful Eating può essere utile?

La Mindful Eating parte dal presupposto che il nostro corpo ha già in sé tutte le risposte: per sapere quando mangiare e quando fermarsi, basta imparare ad ascoltarlo.

Nasciamo con la capacità di autoregolare l’introito alimentare, nessun neonato può essere costretto a mangiare più di ciò che ha bisogno e non potrebbe essere altrimenti, se no come potrebbe sopravvivere?

Questa competenza è innata e si mantiene nel tempo se la rinforziamo, insegnando ai bambini ad ascoltare i segnali del corpo (“il tuo pancino è pieno?”).

Per sapere di più sull’argomento ti potrebbe interessare questo articolo sull’Intuitive Eating.

Se, al contrario, interferiamo con questa capacità attraverso condizionamenti esterni (“mangia tutto quello che hai nel piatto”; “dai, ancora un boccone!”), alla lunga, i bambini impareranno che non possono fidarsi di sé e della propria sensibilità: cioè proprio di ciò che per tutta la vita dovrà guidarli per alimentarsi correttamente!

E’ dunque importante recuperare la connessione con il corpo e i suoi segnali, a partire da quelli di fame e sazietà.

Prendiamoci un attimo prima di mangiare per ascoltare il nostro corpo: com’è la mia fame? Come si manifesta per me? Sento la testa che gira, sento lo stomaco vuoto, provo un senso di debolezza…? E quando sono sazio, cosa avverto? Mi sento pieno? Quanto pieno? Potevo fermarmi qualche boccone fa? In questo modo, recuperiamo quella saggezza naturale che ci aiuta a nutrirci nel modo più corretto per noi, niente di più e niente di meno.

In questo modo, è più facile mantenere o raggiungere naturalmente il peso giusto (J. M. Warren et al., 2017), soprattutto se abbiamo un rapporto disfunzionale con il cibo che si manifesta con abbuffate o fame emotiva (J. Kristeller, 1999).

La Mindfulness applicata all’alimentazione, aiuta quindi recuperare un maggior contatto con il corpo e i suoi segnali e sviluppare con esso un rapporto basato su una maggiore fiducia e accoglienza (Alberts et al., 2012).

Il che non significa che, se siamo sovrappeso od obesi, non dobbiamo voler dimagrire, ritornare a sentirci bene ed in forma.

La Mindful Eating può essere d’aiuto in questo caso perché rovescia i termini del problema. Non dimagrisco per sentirmi bene, ma quando mi sento bene dimagrisco, perché mangio in accordo con il mio corpo e con le sue esigenze.

Quando mi fido del mio corpo, inoltre, non ho bisogno di proibirmi nulla. Non ci sono alimenti sbagliati, solo una maggiore o minore consapevolezza nell’atto del mangiare. Con la Mindful Eating si apprende ad assaporare ogni boccone di ciò che mangiamo. Usando ogni senso a nostra disposizione: non solo il gusto, ma anche la vista, l’olfatto, il tatto e, perché no, anche l’udito, rendendo l’esperienza più piena e soddisfacente.

In questo modo, non è raro che le persone mangino meno e meglio. Perché diventano consapevoli dell’effetto che il cibo ha sui loro corpi, imparando ad apprezzare i cibi più sani e a godere di quelli meno sani ma in maniera equilibrata.

In conclusione, possiamo dire che la Mindful Eating si basa sul processo, non sul risultato (J. B. Nelson, 2017). Le diete, spesso, si basano sul conteggio delle calorie e l’esclusione di certi alimenti e misurano il successo in relazione a dei parametri. In genere, il peso perso o acquistato, o nel caso di patologie organiche come il diabete, sui livelli di glucosio nel sangue.

Questo sistema espone al rischio di frustrazione e infine abbandono della dieta quando i risultati non sono quelli attesi o quando si incontrano delle difficoltà. Per questo molte diete falliscono sul lungo periodo: si focalizzano su regole esterne e non insegnano ad ascoltare il corpo.

Un’alimentazione consapevole, al contrario, si basa sul processo cioè sull’esperienza individuale. Sul modo di stare con me stesso e con il cibo quando mangio e su un rinnovato rapporto con il mio corpo. Insegnandomi ad ascoltarlo, mi insegna a fidarmi di lui e a volergli/volermi bene.

Dott.ssa Mara Pavanel

Psicologa psicoterapeuta

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